Era ora. Era ora che mi immergessi nella visione di quello che viene considerato un “capolavoro” dai cultori del genere. Seppur antica, la mia conoscenza delle serie animate orientali si è tremendamente intesificata nel corso degli ultimi due anni e mezzo grazie soprattutto al supporto intellettivo che posso vantare di avere ora al contrario delle relazioni precedenti. E cosi dopo Noein e altre serie ingoiate in pochissimi giorni (la maratona di Evangelion è stata qualcosa di magico e bellissimo) ci siamo approcciati con qualche perplessità al famigerato Taccuino della Morte.
Death Note (デスノート Desu Nōto) è un progetto di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata che vede la realizzazione di un manga in dodici volumi più un tredicesimo che svela tutto ciò che non è stato chiarito nelle puntate precedenti, tre film e una serie anime di 37 episodi che ha conquistato, tramite il veicolo virtuale, milioni di appassionati in tutto il mondo. La storia è semplice e tremendamente inquietante come solo quella filosofia, quella concezione di vita può essere: Light è un ragazzo, studente modello, che durante una lezione vede cadere dal cielo un taccuino che si poggia nel cortile della scuola. DEATH NOTE (volutamente in maiuscolo anche nella versione manga) è il titolo che vi legge sopra e le poche regole iniziali aprono un universo di ascesa alla divinità che presto renderà Light un visionario utopico. Brevemente, ogni persona il cui nome verrà scritto sul taccuino morirà entro 40 secondi. La nostra formazione intellettiva occidentale-finto-cristiana ci spinge a dire che mai e poi mai di fronte ad un tale strumento di potere noi potremmo trovare la forza di uccidere cosi facilmente ……………………………….. MA ………………………………..
Ne siamo sicuri? Davvero di fronte ad un tale strumento di potere dittatoriale ed imperiale nei confronti del mondo intero, non tenteremmo nemmeno di vedere se funziona? Ed una volta provato e verificatane l’effettiva funzionalità, non continueremmo convinti di poter pulire il mondo da tutti quegli esseri umani inutili e crudeli che lo popolano? Light agisce in questo senso, si incarna in lui un concetto di Giustizia assoluta che esula dalla razionalità umana per scontrarsi contro l’irrazionalità dell’uomo che diviene Dio. E un Dio accompagna Light nel suo percorso, quel Dio della Morte (shinigami) Ryuk che perdendo il suo Death Note sulla terra è causa del tutto con una motivazione semplice, destabilizzante e non comprensibile: si annoiava tremendamente nel suo mondo. E cosi nelle prime 4 puntate siamo catapultati in un’atmosfera angosciante ed inquietante che ci presenta un quandro lineare e semplice, talmente lineare e semplice da lasciare un senso di angoscia durante la trasformazione psicologica di Light che inevitabilmente si fa simbiotica con la nostra percezione della serie anime. Parallelamente all’ascesa in internet di Light – aka Kira dalla pronuncia giapponese della parola inglese Killer (キラー Kirā)- come salvatore del mondo dalle anime dei malvagi, il grande numero di morti inspiegabili cattura l’attenzione dell’Interpol e di un misterioso detective conosciuto solo come Elle. L’introduzione della figura del Detective (un utilizzo esteticamente raffinato dell’archetipo del detective dall’identità sconosciuta ma invincibile) ci porta ad un dualismo che va oltre quello narrativo: Light e Elle sono entrambi convinti di essere portatori di Giustizia, di essere invincibili, di essere i “migliori”. E come spesso accade nella cultura orientale, il dualismo non è strumento di divisione ma di ricerca dell’unione. Ricerca di quel ponte, di quel collegamento che vede le due parti opposte cosi simili, a tratti identiche, fino a confonderci sugli effettivi ruoli stereotipati del Buono e del Cattivo. Perchè nel mondo reale, la fiaba del brutto orco contro il gentile principe è riservata a noi occidentali che ci culliamo di divisioni e di schematizzazione atte a renderci “psicologicamente” meno complessi. E allora guardiamolo, il nostro Taccuino della Morte, quello mentale che ognuno di noi possiede. Quello pieno di tutte le frasi come “lo ucciderei” dette a mezzabocca per non farsi sentire o per farsi sentire quel tanto che basta per insinuare dubbio. Apriamo il nostro DEATH NOTE e contiamo i morti immaginari che avremmo potuto fare.. e DEATH NOTE non ci apparirà più cosi tanto distante come potrebbe essere al contrario la Bella addormentata nel bosco..
Letta cosi sembra quasi una recensione, fortuna che a breve altri ne faranno una serie che spazzerà via questo momento di assurda follia narrativa… Death Note… strani momenti e presagi attendono l’evoluzione di Annoon dopo le mie visioni oniriche e dopo i miei viaggi utopici mentali.. queste visioni aumentano il grado di non-sense proveniente dal mio capolavoro.. rendendolo chiaramente leggibile nel mio cervello ma stranamente difficile da riprodurre con parole umane… cosi limitanti….