Scriviamo. Scriviamo non sapendo esattamente di cosa parlare o cosa voler dire. Scriviamo per noi stessi e per gli altri, per far ridere, riflettere e piangere a volte. E nello scrivere ci poniamo, spesso, di fronte a cose che mai saremmo in grado di dirci e di dire. Non è un passatempo, ne un hobby. A lungo andare diventa qualcosa di terapeutico, necessario, dovuto. Anche se, come me, si ha poco da dire alle persone che vivono in quest’epoca. Il problema è pesante, perchè sarei stata sicuramente molto più a mio agio 400 anni fa, o fra 400 anni. Sono una mente troppo reattiva per il XXI secolo.
Ultimamente ho notato che gli esseri umani hanno finito le cose futili di cui preoccuparsi ed iniziano a concentrarsi sulle macro-questioni che da nni invece affligono i miei sfoghi creativi. Da alcuni giorni nelle mie letture, nelle mie visioni, nelle mie esperienze ludiche c’è un fattore comune, determinante, angosciante: lo scorrere inesorabile del tempo. La prima cosa che mi viene in mente? BRAVI, COMPLIMENTI. L’ACQUA CALDA COME SCOPERTA PASSA ORA IN SECONDO PIANO. La seconda cosa che mi viene in mente? uff.. avete ragione.. è un’ottima cosa con cui ossessionarsi.. Ma il punto di vista sul quale ci concentriamo è, come al solito, una sorta di paraculo per la nostra miserevole esistena: possiamo avere due grandi rami interpretativi su questo argomento ai quali vanno ad aggiungersi infiniti rametti dis fumature.. abbiamo il grande ramo dellìimmortalità vista come una condanna alla sofferenza e al sacrificio e abbiamo il ramo che fa del controllo del tempo da parte dell’essere umano uno strumento di dolore verso se stessi e il prossimo. Cosa possiamo dedurre da questo? Effettivamente l’immortalità può essere una condizione di sofferenza se la guardiamo dal punto di vista di chi NON la possiede e deve a tutti i costi condannarla per non impazzire della sua assenza. E’ tremendamente psicolabile l’essere umano riguardo alla mancanza di una cosa.. è divertente notare come nel giro di pochi minuti, davvero pochi minuti sia in grado di passare da una condizione di normale serenità ad una di frenetica ricerca di ciò che fino a tre secondi prima non sapeva nemmeno esistere. Dicevamo, comunque, che la descrizione dei due rami è sempre determinata dal PUNTO DI VISTA. Se trovassimo una persona che possiede il dono della vita eterna potrebbe darci circa tre risposte possibili:
1) è meraviglioso poter osservare lo scorrere del tempo, i cambiamenti sociali, culturali, le mode e non esserne intaccato.
2) è terribile vedere i proprio cari morire anno dopo anno.
3) è una rottura di palle dopo un po’ perchè circa ogni 60 anni sei costretto a rifarti una vita.
Ma anche queste opzioni sono frutto del mio inquadramento vitale come essere mortale… Esiste una dimensione mentale più “nostra” che ci permetta di essere oggettivamente oggettivi in questo oceano di suggestioni? Esiste la possibilità che lo scorrere del tempo non si trasformi in ossessione piuttosto che in stimolo di ricerca? Saremmo capaci di gestire l’immortalità senza creare enormi danni a qualsiasi altro eco-sistema esistente? ..to be continued..