Denunciò la ‘ndrangheta, non può tornare in Calabria
“Parlate di me, mi aiuterete a restare vivo”Dopo dieci anni, l’imprenditore Pino Masciari ha perso tutto e lo scorso anno gli è stato revocato il programma di protezione: “I miei figli sono piccoli e hanno ancora bisogno di me”
Ferrara, 8 giugno 2008 – “Aiutatemi perché voglio vivere. Perché ogni giorno che passa e che qualcuno racconta la mia storia è un giorno in più che resto in vita. Vi chiedo aiuto perché non dobbiamo abbassare la testa di fronte alla mafia”. L’appello Pino Masciari lo fa con la voce rotta dall’emozione, di fronte a tanta gente raccolta a Ferrara, ieri, nella sala S. Francesco, dai Grilli Estensi, il gruppo locale che fa riferimento a Beppe Grillo e alle sue battaglie. “Metto la giacca – ha detto Masciari al pubblico- per rispetto a chi è venuto ad ascoltarmi”.
E lui, imprenditore e testimone di giustizia, il rispetto lo chiede all’Italia, allo Stato, a chi ha la pazienza e la voglia di ascoltarlo. Dal 1997, anno in cui ha denunciato la ‘ndrangheta, la sua vita è cambiata. “Da allora – racconta- è iniziato il mio esilio, con mia moglie e la mia bimba di otto mesi e mio figlio di due anni. Un esilio che non è ancora finito. Perché mi hanno detto che non posso più tornare in Calabria. All’inizio mi promisero che sarebbe stato soltanto per un po’ di tempo. Ora che non posso più tornare a camminare sulla mia terra. Non sono forse più degno di stare sulla mia terra?”.
Masciari, dopo aver denunciato la criminalità organizzata calabrese, ha perso tutto. Le imprese in suo possesso, “La Masciari Costruzioni” e quelle che aveva ereditato dal padre, a sua volta imprenditore. E’ entrato in un programma di protezione. Ha cambiato città, regione, vita.
E ora gira l’Italia chiedendo giustizia e raccontando la sua storia. Storia cui la cronaca ci ha abituato da anni: di malaffare e minacce, incendi e usurai. Di mafia. “Abbiamo delle regioni d’Italia dove lo Stato non c’è. Uno Stato che non protegge chi denuncia. Dall’anno scorso mi hanno revocato il programma di protezione – racconta ancora Masciari – . Ma in Italia i testimoni di giustizia sono 67. Pochi in fondo. Possibile che sia così difficile o costoso proteggerli tutti? E poi – aggiunge con la voce forte che tradisce l’emozione – i miei bambini sono piccoli e hanno ancora bisogno di me”.
A fianco di Masciari, mentre parla, ci sono le guardie del corpo che lo scortano. Segno che lo Stato lo segue. Segno che la sua vita è in pericolo. Ma lui chiede di più e lo chiede a gran voce alle istituzioni ma anche a chi lo ascolta. Ai cittadini di tutta Italia. Quelli che le minacce, le bombe e gli omicidi di mafia li hanno visti solo in tv. “Perché dobbiamo alzarla, la testa, contro la mafia. E raccontare quello che accade e fare rete. E combattere. Perché dove c’è la mafia non resta più nulla”. E perché non lo dice, a parole, Pino Masciari, ma si capisce che lo pensa: quando si rimane da soli è come un passo prima della morte.
http://qn.quotidiano.net/2008/…..bria.shtml
Per quanto possa far paura, per quanto possa essere potente e assassina…
leggete e diffondete la storia di questo uomo. Perchè nessun essere umano può essere privato della propria vita per colpa della criminalità. Nessuno.
Perchè non è possibile che i molti abbassino la testa contro pochi potenti, che sanno perfettamente che la loro condizione di superiorità è dettata soltanto dalla paura. Ma se un giorno tutti insorgessimo contro di loro, se ritornassimo a testa alta, se ci ribellassimo allora loro sarebbero finiti.
Hanno sciolto bambini nell’acido, altri li hanno sepelliti vivi. Loro hanno perso da tempo il diritto di avere diritti.
Loro sono le Bestie da cui l’essere umano cerca da sempre una linea differenziale.
Parlate del Sig. Masciari, fate girare la sua intervista perchè è l’unico modo per non farlo cadere nel silenzio, stato che la mafia organizzata sta aspettando per ucciderlo.