
Io mi impegno a capire come mai in Italia modifichiamo i titoli dei films, ma ancora non ci arrivo.
L’age des Tenebres in italiano è stato chiamato L’età Barbarica, forse a ricordare il film precedente a questo: Le invasioni barbariche. Brevemente, racconta la vita di un uomo medio che tenta di evadere da una realtà disintegrante attraverso fantasie erotiche con sfondi storici differenti.
In realtà il film è un meraviglioso esempio di sarcasmo e dissacrante realtà della concezione dell’uomo comune, che incastrato nel tritacarne quotidiano dell’esistenza, deve trovare nella propria mente un mondo di fuga.
Se il titolo originale, L’age des tenebres, rappresenta meravigliosamente questo essere umano perso nel buio della società moderna, il titolo in italiano apre una prospettiva di visione differente: la narrazione di quell’età mezzana in cui l’uomo diventa barbaro contro l’altra parte di sè, costringendosi a violenze psicologiche (un matrimonio distrutto ma tenuto in piedi, relazioni genitori-figli assenti, un lavoro non gratificante ma di buona posizione, il silenzio e la non-reazione agli attacchi dei superiori presuntuosi) pur di dimostrare un’apparente appartenenza alla società che lo circonda.
In entrambi i casi però, arriva il momento di svolta e di presa di coscienza della misera condizione umana: quello che un tempo era reputato perfetto, ora è diventato la catena che stringe e soffoca. E’ necessaria una molla del divenire forte per permettere all’uomo comune di modificare le proprie abitudini e cercare nell’isolamento un nuovo modo di essere che lo porta a ritrovare la passione e la voglia di esistere sbucciando mele per la conserva.
Per quanto possa sembrare una recensione quella precedentemente scritta, in realtà è soltanto uno spunto di auto-riflessione che mi ha portato la visione del film. Peno a come l’uomo sia capace di punirsi, costringendosi all’omologazione sociale. Nonostante gli innumerevoli motivi di felicità e di gioia, l’uomo moderno è infelice nella sua misera condizione vitale. Ma chi ha decretato che la vita è cosi miserevole e priva di felicità? Trovo nel cattolicesimo il primo spunto per questa pessimistica visione. La dove si addita l’essere umano come incapace di mantenere la felicità originale (Eva mangiando la mela acquisisce la conoscenza del bene e del male, ricordatelo. Non fa niente di male, ma viene punito perchè ritenuta presuntuosa di questa fame di conoscenza), incapace di gestire il libero arbitrio che in realtà è tutto tranne che libero perchè esistono dieci regole ferree che ricoprono tutti i settori emozionali dell’uomo che decretano a priori cosa fare e come.
Solo Dio attraverso la sua infinita misericordia e benevolenza può concedere agli uomini la grazia e liberarli dal peccato. Soltanto Dio può essere cosi buono e cosi giusto da donare questa meravigliosa cosa agli uomini. Ma.. io mi domando.. se Dio è cosi buono, cosi caritatevole, cosi giusto.. Se Dio è onnipotente e non ha bisogno di essere dimostrato ma anzi siamo noi che dobbiamo osare e fare un atto di fede (che non vuol dire altro che dichiarare VERO -per comodità mica per altro- qualcosa che è impossibile da dimostrare).. Che bisogno ha di sottolineare più e più volte la nostra insignificante condizione vitale? O forse è proprio questa descrizione distruttiva dell’uomo a renderlo grande?
a DIO piace guardare, è un guardone giocherellone…..riflettici un po’: lui da all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa?Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo cosmico spot pubblicitario del film:fissa le regole in una contraddizione … universale:GUARDA MA NON TOCCARE,TOCCA MA NON GUSTARE,GUSTA MA NON INGHIOTTIRE,E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui cosa fa?Se ne sta li a sbellicarsi dalle matte risate…..perché è un moralista, è un gran sadico, è un padrone assenteista……e uno dovrebbe adorarlo? NO MAI! – Io sto qui col naso ben ficcato sulla terra e ci sto fin dallinizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’ uomo è stato creato per provare. A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato. E sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante le sue maledette imperfezioni. Io sono un fanatico delluomo, sono un umanista! Sono probabilmente l’ultimo degli umanisti. Chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX secolo è stato interamente mio? – The Devil’s Advocate -
Non è forse cosi che si sente l’uomo comune di fronte alle domande universali come la presenza di Dio nei campi di concentramento o la presenza di Dio nelle giornaliere morti africane?
…com’è possibile credere in qualcosa di superiore, se quel qualcosa è teorizzato e descritto dentro i limiti umani e finiti dell’esistenza?